Un po’ di storia… (da AGdR n°46)

Dieci anni… ma non li dimostra!

Se una maga, magari una di quelle che popolano le ambientazioni fantasy a noi tanto care, dieci anni fa ci avesse predetto quale sarebbe stato il futuro di Anonima Gidierre, probabilmente ci saremmo messi a ridere a crepapelle.

Eppure ci sarebbe stato ben poco da ridere, perché Anonima Gidierre, dopo dieci anni è ancora qui.

1.Un’ idea assurda… o no?

Correva l’anno 1994, era il trentun dicembre. Allora molte cose erano diverse. Prima di tutto i computer. Io, che fanatico della tecnologia lo sono sempre stato, avevo un quattroottosei fiammante. Sessantasei megahertz con sedici megabyte di ram, che allora erano quasi il top. Avevo appena comprato una stampante in bianco e nero, una delle prime Hp che facevano un rumore micidiale, assordante. Sul piccì girava Windows trepuntouno, sul quale avevo installato la primissima versione di Publisher.

Per provare la stampante creai due paginette con Publisher, usando l’autocomposizione “notiziario”. La maschera dell’autocomposizione mi chiedeva insistentemente il titolo del notiziario…. mah! Un titolo valeva l’altro,visto che era una semplice prova. Il titolo  “Anonima Gidierre” nacque così, per caso. Sarà forse per il fatto che in quel periodo stavo rileggendo gli utlimi numeri di SpellBook? Mistero. La sera stessa andai da Gianni, il mio più caro amico, per fargli vedere le mie prove di stampa. Infatti anche lui era in procinto di acquistare una stampante, ed era indeciso su quale modello scegliere. Lui mi chiese “cos’è quest’Anonima Gidierre?” e io gli risposi “potrebbe essere il titolo di una fanzine di giochi di ruolo, che ne dici?”. Beh, che ci crediate o no, la fanzine sulla quale  state leggendo queste righe è nata proprio così.

Fu facile nei giorni successivi reclutare un gruppo di amici volenterosi e entusiasti dell’idea, tanto che nei primi giorni del novantacinque il numero zero della rivista era pronto. Sei pagine, fotocopiate solo su un lato (“perché così si perde meno tempo!”), tirate in un numero di cento copie circa. Il numero zero lo spacciammo quasi del tutto ad amici e conoscenti giocatori di ruolo, ma anche a compagni dell’università. Fu facile, perché lo regalavamo! Ed inoltre la gente lo prendeva (anche in doppia o triplice copia) anche perché sul retro delle pagine poteva fare gli esercizi di fisica uno, oppure prendere appunti!

Già allora il gruppo dei redattori era piccolo, ma ben nutrito. C’erano gli esperti di Dungeons & Dragons (Gianni e Iacopo), di Magic (Marco), di Cyberpunk (Luca), di Stormbringer (Stefano), dei giochi di miniature (Matteo), dei giochi horror (io e Duccio), di satira e nonsense (Luigi e Yamamoto). In realtà non eravamo esperti di niente, ma chi se frega! Avremmo imparato col tempo, no?

Sempre se fossimo riusciti a protrarre le pubblicazioni oltre il numero zero.

Eh, sì. Subito si pararono alla nostra vista le difficoltà editoriali di allora: la mancanza di un mezzo di comunicazione adeguato (come lo è internet!), la mancanza di correttori ortografici intelligenti, ma soprattutto la mancanza di memoria fisica dei computer.

Infatti, se al fatto che molti collaboratori non disponevano di un piccì, e quindi ci portavano i loro articoli su foglietti di carta più o meno leggibili, si poteva ovviare con molta pazienza e spirito di sacrificio, al fatto che sedici mega di memoria non permettessero l’impaginazione di immagini troppo grosse o di documenti con troppe pagine… beh, fu più difficile contrapporsi.

Le difficoltà tecniche e organizzative ci colpirono tutte subito, senza pietà. E così da mensile, la neonata Anonima Gidierre, diventò bimestrale nel giro di un numero.

2.Avvocati & Co.

Ebbene sì, quasi subito l’ Anonima venne anche minacciata di una azione legale.

Di quelle serie, ovviamente.

Era l’estate del novantacinque, e io ebbi la malaugurata idea di fare su uno dei primi numeri un articolo satirico e ironico (senza alcun intento offensivo, ma solo per fare due risate), che però faceva un nome di troppo. Colpa mia, lo ammetto. La assente maturità del sottoscritto poteva far chiudere anzitempo i battenti  della fanzine, con problemi anche seri per tutti. Forse i personaggi citati nell’articolo si preoccuparono a causa del fatto che l’articolo era firmato “Rael”… che era un nick non ancora molto noto nell’ambiente dei giochi di ruolo. Oggi non lo scriverei più un articolo del genere, oppure lo firmerei col mio nome. D’altronde al momento uno dei miei migliori amici è avvocato, e un altro è commercialista!

Battute a parte, con gli anni gli Anonimi si sono fatti più furbi, hanno detto tutto senza dire nulla, hanno alzato discussioni più che lecite senza però offendere nessuno. Non per nulla un nostro redattore storico è diventato poi un giornalista d’assalto!

3.Lucca Games Experience

I redattori di Anonima Gidierre avevano conosciuto la mostra di Lucca Games già fin dalla prima edizione, quando gli organizzatori decisero di affiancare una sezione ludica alla celeberrima mostra del fumetto. Infatti era diventata usanza fin dall’ultimo anno delle scuole superiori, marinare la scuola (adesso lo possiamo dire,senza pericolo di ritorsioni da parte dei nostri professori!) per andare a visitare Lucca Games il sabato mattina. Tanto si sapeva che la matematica non garbava a nessuno….

A Lucca Games restammo tutti di stucco: la quantità di materiale era incredibile, e di fatto non ci fu nessuno di noi che tornò a casa senza aver comprato qualcosina. Io per esempio comprai il GdR di Dylan Dog. Grande acquisto. Gianni comprò i primi numeri della fanzine “Ferro & Fuoco”, Iacopo fece spesa per tutta la società toscana dei giocatori di ruolo. Comunque, l’esperienza ci aveva segnati. L’obiettivo era quello di andare a Lucca Games non più come visitatori, ma come espositori. Tuttavia la concorrenza era davvero spietata, nel campo fanzinaro: c’ erano nomi importanti, tra i quali  “RiLL” (che in quell’anno vinse il premio -meritatissimo- della mostra come migliore fanzine), “Puck”, la succitata “Ferro & Fuoco” e la patinata “Unicorn”.

Nel novembre del novantacinque portammo l’Anonima per la prima volta a Lucca. Era il numero quattro, il primo con una copertina propriamente detta e con un abbozzo di logo, e il secondo che conteneva la rubrica demenziale poi diventata mitica nell’ambiente: “Il Corrierino dei Pixie”. Sempre in bianco e nero fotocopiato, of course.

Non avevamo soldi… quindi occupammo abusivamente uno dei tavoli dedicati ai giochi di carte. Ebbene sì, visto che stiamo facendo rivelazioni… riveliamo tutto! Spero che l’organizzazione di Lucca Games non venga adesso a chiederci gli arretrati…. giuro che è l’unica volta che lo abbiamo fatto!

Comunque a Lucca Games abbiamo conosciuto molte persone dalle quali abbiamo imparato. E anche qualcuna alla quale abbiamo insegnato. E’ stato divertente dividere negli anni successivi lo stand con i ragazzi (e le ragazze) di RiLL, di Puck, di Rivendell, di Alter Ego e, in tempi più recenti, di Dimensioni e di Ancestry. Molti di loro sono diventati dei nostri cari amici.

4.Piccoli negozi (e negozianti) crescono… ma siamo sicuri?

Avevamo appena pubblicato il numero nove. Quello con l’intervista a Gabriele Salvatores. Quell’anno i soldi nelle anonime casse scarseggiavano (tanto per cambiare), e si decise di appoggiarci a un negozio che avrebbe avuto lo stand a Lucca. Avremmo dato una mano a vendere il materiale dello stand, e in più avremmo venduto gli Anonima. Non faccio il nome del negozio, né dei gestori del negozio stesso. Tanto tutti sanno benissimo di chi sto parlando. Siamo tutti adulti e vaccinati, e questa non è né una bugia né una calunnia. E’ pura verità. Ci aspettavamo per lo meno una “gratifica” di due lire a sostegno delle povere casse dell’Anonima, per aver sgobbato come muli cinque giorni allo stand. Invece il signor S. e i suoi compari ci liquidarono con una pacca sulla spalla (molto forte a dire la verità… forse per colpa della stazza della persona in questione?). Mio padre, che ha fatto l’operaio per quarant’anni, mi ricorda sempre che da parte di un datore di lavoro, a qualunque livello, una pacca sulla spalla equivale a un dito nel sedere…  e gli Anonimi lo capirono subito!

Così si fanno gli affari, non c’è che dire! Ed è così che si aprono un bel po’ di negozi qua e là. Bravi!

5.La crisi e la ludoteca

Come in tutti i giornali che si rispettino a un certo punto c’è stata la crisi. La redazione si era spaccata in due, in modo piuttosto serio. Qualcuno parlò addirittura di scissione, e di nascita di due nuove testate parallele. “Scissione“ è un termine serissimo, fin troppo “politichese” che però rende l’idea dello stato di tensione a cui si arrivò nel 96-97. A quel tempo Anonima Gidierre gestiva una piccola ludoteca presso la Casa del Popolo di Signa, in collaborazione con il Comune di Signa (con il patrocinio del quale -ma senza neanche un minimo rimborso spese, né un piatto di spaghetti da parte del Comune stesso- vennero organizzate anche delle sessioni di giochi di ruolo e di ruolo dal vivo). L’idea era quella di avviare i più piccoli ai giochi di ruolo passando per delle versioni “semplificate” dei giochi di miniature, tipo WarHammer. La tensione fece andare in crisi l’iniziativa, e per un po’ le persone in redazione diventarono assai intercambiabili. Oggi uno era dentro, il giorno dopo aveva mandato tutti a quel paese ed era uscito… mentre il giorno dopo ancora era rientrato, come collaboratore saltuario. Ovviamente tutto questo portò a un periodo di stanca, durante il quale vennero riassegnate mansioni, venne cambiata più volte l’impaginazione, furono fatti un bel po’ di tentativi per trovare un logo carino per la testata. Addirittura ci fu un numero nel quale l’impaginazione della sezione con gli articoli e di quella con le avventure, furono diverse… perché diverse furono le persone che si presero la briga di impaginarle!

In questo “bailamme” organizzativo doveva scapparci per forza l’errore madornale. E infatti successe puntualmente! Due numeri consecutivi uscirono con stampato sulla copertina lo stesso numero!!! Per questo motivo chiamammo il numero dodici e il numero tredici, “numero dodici” e “dodici bis”. Divertente, no?

6.La rinascita e… progetti per il futuro.

Passarono gli anni, e intanto Anonima Gidierre continuava ad esistere. Continuava a far uscire un numero ogni due mesi (poi si sarebbe passati a uno ogni tre mesi, visto che il tempo dei redattori continuava a diminuire inesorabilmente), con stanca costanza. Senza innovazioni, senza mordente, con immagini e articoli presi da internet.

Anche io avevo mollato la presa. Ero in un momento di crisi, inutile negarlo, e avevo abbandonato la fanzine nel momento in cui forse avrebbe avuto più bisogno dei “grandi antichi”. Dopo di me lasciarono il giornale Gianni e Iacopo.

Tuttavia erano entrati in punta di piedi cinque giovani (uno in realtà mica tanto giovane!) personaggi che avrebbero riportato in alto l’ Anonima: Luigi (un bravissimo disegnatore, che sarebbe diventato il primo copertinista di Anonima), Panaiotis (un altro bravo illustratore), Andrea (un ex lettore divenuto a piccoli passi la odierna colonna portante della fanzine), Sandro (che sarebbe diventato l’acuto tesoriere della cassa di Anonima) e Lorenzo (l’uomo che ha dato nuova luce e splendore agli speciali annuali).

Piano piano i “giovani” redattori di Anonima si resero conto che Anonima Gidierre era rimasta l’unica fanzine veramente degna di questo nome. L’unica stampata ancora su carta, mentre le altre, quelle che non erano sparite nei gorghi del tempo, si erano trasferite tutte sul meno impegnativo e meno costoso mezzo telematico.

Anonima continuava a uscire (pur non eccelsa come qualità), come un orologio alla scadenza dei tre mesi, sempre stampata sulle fedeli fotocopie.

Anche solo per questo motivo valeva la pena continuare, no? Ora l’obiettivo era diventato quello di fare di Anonima Gidierre la fanzine italiana dedicata ai giochi di ruolo con la storia più lunga. E gli anni che sono passati confermano il risultato! Infatti, se Spellbook è stata la prima fanzine italiana dedicata ai giochi di ruolo, Anonima Gidierre è a tutt’oggi la più longeva.

Superati i miei problemi personali, riuscii a rientrare in redazione, seguito dai graditi ritorni di Gianni e Iacopo.  C’è stato tuttavia in tempi recenti lo split con i soci fondatori Duccio e Stefano, che io sto tentando in ogni modo di far ritornare a scrivere, anche nella veste di collaboratori esterni… e vorrei tanto riuscirci.

Ha cominciato a scrivere per Anonima anche la penna portante di RiLL: Alberto Panicucci. E se la distanza tra Roma e Firenze lo rende collaboratore esterno, per noi è un redattore a tutti gli effetti.

Abbiamo “scoperto” un sacco di persone che, da giocatori di ruolo o semplici lettori dell’Anonima, sono diventati colonne insostituibili. Un esempio vivente è l’amico Francesco.

Con l’aggiunta di così tanto materiale umano non poteva che risalire la qualità degli articoli e della grafica della fanzine. Furono da subito eliminati gli articoli presi da internet, e i disegni che oggi vengono pubblicati su Anonima sono solo tavole originali dei nostri collaboratori.

Nacque anche il “Trofeo Letterario Anonima Gidierre”, che ebbe (ma non da subito, siamo onesti) buona risposta del pubblico. Gli speciali annuali che vengono presentati a Lucca ogni anno sono sempre più corposi, dettagliati e professionali. Basterebbero una copertina a colori, brossurata e patinata, più una iscrizione al Tribunale di Firenze… et voilà: ti saluto “pubblicazione ufficiale con tanto di un milione di errori di stampa e di traduzione” che si trova spesso e volentieri in Italia in vendita a prezzi proibitivi!!!

7.Il commento di un amico che ci ha supportato in questi anni.

Tempo fa chiesi di scrivere due righe per questo articolo a un amico speciale di Anonima, che ha più volte collaborato con noi in passato, e che è stato uno dei fondatori della mitica fanzine Spellbook: Beniamino Sidoti. E lui ha accettato ben volentieri. Questo è il suo intervento.

<<I fan si chiamano anche appassionati. Il che vuol dire che dove ci sono fan c’è passione. La passione chiede di essere espressa, e vuole cumuli di parole. Così nascono le fanzine. Ma anche le proposte di matrimonio, ma è un’altra storia..I cumuli di parole chiedono di essere ascoltati: così nascono le fanzine e i lettori di fanzine. E se va male, le richieste di divorzio, ma è un’altra storia.
Anonima Gidierre ha sempre usato un sacco di parole. Così tante da prendersi anche in giro. Ogni appassionato degno di questo nome, sa che molte di queste parole nascono dal cuore. Altre vengono dallo stomaco, o dal fegato; alcune poi vengono create con un apposito programma. Non tutte queste parole sono importanti: è importante che vengano dette, che circolino, che si facciano vedere. Perché le riviste non possono portar dietro la stessa passione.
Buon compleanno, giocodiruolisti anonimi!>>

8.I collaboratori durante i primi dieci anni di Anonima Gidierre

La grande famiglia di Anonima ha annoverato negli anni le seguenti persone anonime (…ma non troppo ormai!), in ordine sparso: il sottoscritto (a.k.a. Rael), Funas, Ivo Katt, Rasenna, Drago Nero, Wowoca, Inquisitor Sabathius, Ymir, Atreiu, Miss Teria, Jack in the Box, Gandalf, I Gotici, Wex, Robin Hood, El Campero, Balder, Guandubaldo, Lys, Panaiotis, L’Avatar del Dio Aglio, Yamamoto, Merp, Brodo, L’Amico, Felix, Panik, Dx, Pifi118, Destiny, Rocco Riffredi e Rocco Rifredi (a.k.a. i Pornografi), Oxo, Serpa (colui che ha tutti i numeri di AG… senza averne mai comprato uno!), Bum Bum Crash, The Cybernats, Bramante, Harlequin, Suor Germania, OofidallaP, The Runesmith, Panda, Elam il Mago, Ste, Neo, Army of Name, Conan, HellFire, Eternaspira, Kal Woiner, Dayel, Angelique, Falstaff, Max.

Vogliamo ricordare anche i collaboratori  che non sono mai stati anonimi: Elisa Favi, Matteo Urro, Luca Tarlazzi (credo che nemmeno lui lo sappia!), Ben Sidoti, Filippo delle Monache, Enrico Grezzi, l’Editrice Piuma Blu, Federico Minghelli, Francesco Ciampi, Simone Cinelli, Corrado Calossi, Simone Mazzetti, Lorenzo Puliti, Elisa Fossi, Valentina Primerano, l’ associazione AFBIS di Firenze, Dario Cherubino, Nicola Carabetta, Carlo Casagrande Raffi e lo staff di Dimensioni, Giacomo Peroni, Roberto Frini, Francesco Felici, Alessandro Bar, Alessandro Forlani, Massimiliano Donini, Simone Neri, Arthur Carponi, Teresa Regna, Beatrice Bortolozzi, Roberto Fabbri e il team di Ancestry, Andrea Casini, Simone Petriglieri, Enrico Rulli, Tiziano Ferranti, Stefano Patania.

Per concludere, vogliamo ricordare tutte le persone che volontariamente o involontariamente ci hanno aiutato in questa lunga avventura: dai negozianti che vendono la nostra fanzine, a coloro che hanno parlato di noi in giro, sui giornali, sulle riviste e in televisione.

9.Conclusione

Ripercorrere questi dieci anni cercando di non dimenticare nulla non è stato facile. Forse per voi lettori sarà stato noioso leggere questo articolo, ma mi pareva un doveroso omaggio a tutti noi (ma anche a voi), per l’impegno profuso in questi anni, sia nello scrivere queste paginette, sia nel leggerle con santa pazienza.

In questi ultimi dieci anni sono state fatte molte guerre, sono stati disputati due mondiali di calcio e tre olimpiadi. Il mondo ha di nuovo conosciuto la paura del terrorismo e ha conosciuto lo squallore dell’Isola dei Famosi e del Grande Fratello. Sono usciti dischi importanti e nullità musicali. Ci sono stati pure un sacco di governi in Italia!

In dieci anni sono anche cambiate, a volte profondamente, le vite di noi “anonimi”. Tante volte ci siamo chiesti “ma chi ce lo fa fare?”. E la risposta è sempre stata una ed una sola: “la passione”.

Niente pubblicità, niente soldi, tante autotassazioni, poco più di quattrocento euro in cassa dopo due lustri, tanti viaggi in auto, poca tiratura, tante incazzature e discussioni, una quasi-denuncia, un casino di polemiche, tante persone conosciute, alcune perse per strada mentre altre no, niente sponsor, tante mostre ed eventi da noi organizzati e/o ai quali abbiamo partecipato, un milione (o forse più) pacche sulle spalle e strette di mano, e nessuno -istituzioni o altri enti- che mai una volta ci sia venuto incontro! Ma tanta, tantissima passione per quello che facciamo. Questa è Anonima Gidierre.

Tornando a quello che ho scritto nell’introduzione, è legittimo chiedersi: <<Queste cose fanno ridere?>>. Forse.

Noi anonimi però ridiamo solo quando leggiamo (e scriviamo) la pagina di Yamamoto, ve lo assicuro.

E’ per questo che dopo dieci anni siamo ancora qui, senza dover ringraziare nessuno.

Nessuno se non noi stessi, e voi lettori che ci seguite e che ci date la voglia di proseguire in questo lungo e difficile cammino.

Quindi, “Buon compleanno Anonima Gidierre”! Ci rivediamo qui tra altri dieci anni!

Marco “Rael” Lastri

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