La storia continua… (da AGdR n°86)

1994-2014: venti anni Anonimi, nel segno del cambiamento

E così, carissime amiche e carissimi amici, alla fine siamo arrivati anche a questo traguardo.

Vent’anni di Anonima Gidierre. Che sono un’eternità.

E quanto sono cambiate le nostre (e le vostre) vite in questo lungo, davvero lungo, viaggio assieme.

Nel 1994 non c’erano un sacco di cose che oggi invece ci sono: non c’era internet in ogni casa, non c’erano i cellulari, non c’era Facebook, non c’era Google, non c’erano gli mp3. In verità non c’era nemmeno Anonima Gidierre, ma sarebbe nata  (almeno come prima prova di stampa) il 31 dicembre di quell’anno.

In verità nel 1994 c’erano anche un sacco di cose, che magari oggi non ci sono più. Per esempio nella Fiorentina per esempio c’erano Batistuta e Rui Costa. Peccato solo che, per una strana legge del contrappasso applicata al mondo calcistico… l’allora presidente viola fosse Vittorio Cecchi Gori. Poi c’era il videoregistratore VHS, c’era il televisore col tubo catodico che (se ti andava bene) era profondo mezzo metro, c’era Windows 3.1 (ma stava arrivando Windows 95…), e il Mac (sembra impossibile se ci pensate) era un computer come tutti gli altri. Mica era l’ oggetto cool che ti si abbina al look e che descrive il tuo mood, come invece è diventato oggi.

In quell’anno successero sicuramente un sacco di cose (e Wikipedia oggi mi ha dato una mano a ricordarle)… ma io allora, come molti redattori della nascente Anonima Gidierre, ero appena entrati all’ università e c’avevo troppo da studiare per ricordarle con esattezza. Quindi ci ricordiamo di pochi episodi, sporadici e spesso scollegati.

Ricordo quella calda e triste serata americana in cui Baggio sbagliò il famoso rigore (in realtà un rigore quella sera lo sbagliò anche Baresi …ma ai difensori, chissà perché, questi errori vengono perdonati e dimenticati).  Era anche l’anno del primo governo Berlusconi, si era in piena Tangentopoli e i Litfiba, cavalcando l’onda giustizialista –che col senno di poi possiamo ormai definire un tipico “fuoco di paglia”-  avevano fatto uscire l’anno prima l’album “Terremoto”. Come cantava Piero nel primo pezzo del disco? “Dentro i colpevoli e fuori i nomi”: c’era fin troppo ottimismo cari ex-ragazze ed ex-ragazzi degli anni novanta. Forse anche troppo qualunquismo.

E’ proprio per questo che il mio ricordo più nitido del ’94 resta proprio quel barlume di incoscienza e follia  lucida (sì, follia lucida… d’altronde come la definireste oggi l’idea di fondare una fanzine no-profit sui giochi di ruolo?) che ci colpì dritti alla testa quel trentuno di dicembre e ci fece creare Anonima Gidierre. Sembra troppo banale (e forse lo è , ma chissenefrega) dire “eravamo giovani”, ma la realtà è proprio questa. Invece di dedicarci anima e corpo a cose più utili (…chi ha detto “ragazze”?) si decise di provare l’ebbrezza di diventare redattori a tempo perso di una fanzine di giochi di ruolo.

Tirando le somme dopo vent’anni, direi che quel tempo perso è stato in realtà tempo guadagnato, perché grazie ad Anonima abbiamo conosciuto negli anni delle persone meravigliose (molte delle quali sono entrate nella Redazione oppure hanno dato contributi importanti alla fanzine), abbiamo fatto esperienze bellissime ed altre un po’ meno belle. Inoltre abbiamo anche avuto degli importanti riconoscimenti per il nostro longevo impegno, primo fra tutti la targa di merito che ci fu consegnata cinque anni fa dall’ organizzazione di Lucca Comics & Games. In altre parole, Anonima Gidierre ha dato un piccolo contributo alla nostra esperienza di vita e ci ha fatto crescere, e nel contempo noi abbiamo dato anima e cuore per far crescere lei.

So che è pura retorica partire con i ringraziamenti, ma io lo faccio lo stesso. Perché dopo vent’anni di Anonima Gidierre, possiamo fare un po’ quel che cazzo ci pare, no? E quindi voglio in questo editoriale ringraziare tutte le persone (redattori, collaboratori esterni, lettori) che negli anni hanno dedicato un po’ del loro tempo e denaro per scrivere, impaginare, correggere, stampare, finanziare (e tutti i verbi che vi vengono in mente) Anonima Gidierre. E rignrazio coloro che hanno contributo alla nostra esistenza comprando anche un solo numero della fanzine cartacea, dando quindi valore e fiducia al nostro impegno.

Ringrazio poi tutti coloro che, nella nuova incarnazione “elettronica” della fanzine, hanno scaricato, letto, e perché no, magari stampato a colori per la propria collezione (vabbè, forse in questo caso mi sto illudendo un po’ troppo), almeno un numero dei nuovi coloratissimi numeri online.

Nell’editoriale che scrissi dieci anni fa per il decennale di Anonima, per una dimenticanza che ancora oggi mi rimprovero, purtroppo non ringraziai Simone Martelli, che da sempre contribuisce alla causa fornendo gratuitamente il web hosting per il sito di Anonima Gidierre. Lo faccio oggi in questo editoriale, dando ancora più importanza a questo ringraziamento, visto che il sito web è oggi condizione necessaria per l’esistenza della fanzine.

…Ora sto rileggendo tutto quello che ho scritto sin qui, e ripenso in parallelo al primo editoriale del numero zero di tanti anni fa. E mi rendo conto che questi vent’anni hanno modificato parecchio anche il mio stile di scrittura. Penso (spero) sia migliorato col tempo, come il vino buono. E credo che anche la qualità di tutto quello che abbiamo scritto sulla fanzine sia migliorata con gli anni. Merito di quello che ci è successo giorno dopo giorno e che ha segnato le nostre vite, nel bene e nel male. Se leggiamo tutti i numeri di Anonima, che iniziano a essere tantini, non solo attraversiamo vent’anni di storia dei giochi di ruolo e dei giochi da tavolo, ma anche vent’anni di modi e mode del nostro paese, nel quale sembra che ormai gli due unici punti di forza siano rimasti solo la pizza e il mandolino. Nel numero zero parlavo delle canzonette dementi di Ambra Angiolini (vi ricordate “Io ti giuro un amore eterno, se non è vero me ne andrò all’inferno” ?), mentre oggi vi parlo delle canzonette melensi di suo marito Francesco Renga, che invece all’epoca del numero zero era un rocker nudo e crudo, e cantava nei Timoria capolavori come “Sangue Impazzito” e “Senza Vento”. Vedete come tutto cambia? Vent’anni sono un’eternità, appunto.

Quello che spero non cambi mai è l’amore e la passione che hanno sempre spinto avanti la nostra piccola avventura editoriale assolutamente indipendente. Ma non amatoriale, o almeno non più. Perché dopo vent’anni non accetto più che qualcuno ci tacci di amatorialità, ho ragione o no?

La “fanzine dei giochi di ruolo ed altro” degli anni novanta è divenuta “la FUNzine del fantastico” negli anni del web “duepuntozero”. Ecco, io adesso non so se tra dieci anni sarò un’altra volta qui a scrivere un editoriale per i trent’anni di Anonima Gidierre, perché come ho scritto qualche riga fa, tutto cambia. Magari va al potere una dittatura che vieta i giochi di ruolo, magari tolgono la libertà di espressione. Proprio per questo oggi lasciatemi (e lasciateci) godere questo piccolo momento di soddisfazione personale.

E voi godetevi questo nuovo, specialissimo, ventennale, numero di Anonima Gidierre. Ve lo siete meritato, e non chiedetevi perché: lo sappiamo noi della Redazione.  …Anche solo per aver letto fino in fondo questo editoriale (fin troppo) autocelebrativo!

 

Marco “Rael” Lastri